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Il ritorno della kefiah

  • Immagine del redattore: ligrestivincenzo
    ligrestivincenzo
  • 18 ago 2024
  • Tempo di lettura: 2 min

In Occidente il copricapo tradizionale del mondo arabo è di nuovo usato per sostenere la causa palestinese, dopo anni in cui era diventato una semplice moda.


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Dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas si è rivista anche in Occidente – in giro, nelle manifestazioni, nelle fotografie sui giornali – la kefiah, il copricapo tradizionale utilizzato nel mondo arabo, in cotone e con una fantasia a scacchi, diventato nel tempo simbolo del nazionalismo e della causa palestinese.


La kefiah è indossata fuori dalla Palestina almeno dagli anni Sessanta: inizialmente aveva un messaggio politico che si è svuotato nel tempo, fino a diventare un accessorio come un altro proposto da marchi di moda nelle loro collezioni. Ora, però, molti palestinesi stanno chiedendo anche a chi palestinese non è di indossarla a sostegno della loro causa e la kefiah ha assunto nuovamente un significato politico.


C’è chi l’ha tirata fuori dagli armadi dove l’aveva riposta anni fa e chi invece l’ha comprata: Nael Alqassis, il gestore di Hirbawi, un’azienda palestinese che si trova in Cisgiordania e che produce kefiah dal 1961, ha raccontato al New York Times che da ottobre gli ordini dall’estero «non hanno eguali nella nostra storia»: soltanto in quel mese furono 18mila.


La kefiah, detta anche keffiyeh, kufiyeh e hatta, è simile ad altri copricapi utilizzati in Medio Oriente, come la shemagh e la ghutra; l’origine del nome non è chiara ma secondo alcuni vorrebbe dire “di Kufa”, la città irachena da cui potrebbe provenire. In origine era utilizzata per proteggersi dal sole, dal vento e dalle tempeste di sabbia. Wafa Ghnaim, esperta di abbigliamento palestinese e ricercatrice associata al Metropolitan Museum of Art, ha spiegato che fino agli anni Venti gli unici a portare la kefiah erano gli uomini beduini, piegandola in diagonale e fermandola con una specie di corda detta aqal: era anche un modo per distinguersi da chi abitava nei paesini e nelle città, dove si indossava più comunemente un cappello di feltro rosso, il tarbush detto anche fez.


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